Martina Malvasi

Conosciamo Martina Malvasi che dal 2011 è entrata a far parte della White Cloud Opera. Trainer di Gyrokinesis e di Gyrotonic, prima ancora si è formata al Laban Center di Londra.

Come sei arrivata dalla danza al Gyrotonic?

E’ un passaggio che è avvenuto due volte in due fasi della mia vita. La prima volta avevo circa sedici anni, la mia insegnante di danza mi consigliò di cominciare ad affiancare alle lezioni di danza il Gyrotonic poiché la mia muscolatura si stava sviluppando molto in potenza, ma poco in elasticità e allungamento. Dopo qualche lezione già riuscivo a sentire nuove sensazioni ben più profonde nel movimento, avevo molto più controllo ed equilibrio oltre ad una migliorata elasticità e consapevolezza della profondità e dell’origine di un movimento.

Il ritorno al Gyrotonic dalla danza è avvenuto qualche anno dopo, quando a seguito di un infortunio alla colonna vertebrale, ho dovuto rieducare il mio corpo alla giusta postura, rafforzarlo e soprattutto ritrovare la fiducia e perdere la paura di sentire di nuovo il dolore. In quel momento ho imparato veramente ad ascoltare il corpo.

Mi racconti la tua esperienza con la White Cloud Opera?

Ero tornata da poco da Londra, avevo deciso di intraprendere il mio percorso nel Gyrotonic e diventare Trainer ma, nonostante i grandi miglioramenti, vivevo comunque nella paura che l’infortunio alla schiena potesse tornare a farsi sentire. Grazie alla White Cloud Opera, alle persone che mi hanno accolto e supportato in questo progetto, sono tornata a danzare senza il timore del dolore passato e sono tornata ad apprezzare la libertà di movimento che un corpo consapevole può raggiungere.

Horvath è l'inventore del Gyrotonic, Gagliardi colui che ha reso questo metodo famoso in Italia. Com'è stato l'incontro con loro?

Incontrai Pietro per la prima volta quando avevo sedici anni e rimasi subito colpita dal carisma del maestro e dalla sua capacità di “leggere” i corpi e le persone, me compresa. Nel movimento riesce a cogliere le strutture difensive che un corpo assume e a trovare la chiave per poterle aprire ed indagare. Mi ha insegnato l’importanza di imparare a notare e comprendere l’intelligenza dei corpi e la verità del movimento, a saper aspettare ascoltare e rispettare il corpo.

Horvath è stato per me una sorpresa, è come trovarsi a fianco ad un’emozione pura, una grande e sincera energia pronta ad accogliere chi la cerca. Se lui è in sala si percepisce anche ad occhi chiusi.

Che emozioni ti sta trasmettendo questo 'Bolero' al quale state lavorando?

Poter lavorare con Horvath è sicuramente un grande privilegio, i consigli che da e le parole che sceglie guidano il corpo fino a raggiungere limiti che sembravano ben più lontani. Riesce a far sembrare tutto semplice e chiaro. Apprezzo molto l’eterogeneità del gruppo, proveniamo da percorsi molto diversi ma tutti uniti nel comune linguaggio del Gyrotonic e ognuno di noi nel “Bolero” riesce ad esprimere la propria particolarità.

 

Se dovessi definire il Gyrotonic con una parola quale useresti?

Credo che “consapevolezza” sia una parola che possa aiutare a definire il Gyrotonic; consapevolezza del proprio corpo, del movimento, delle proprie possibilità, e di se stessi. E’ un allenamento che ti pone di fronte alle sensazioni del corpo più vere, ti guida e ti porta verso una profonda ricerca interiore.

 


 Franco Corsi

La White Cloud Opera in vista del suo prossimo spettacolo,  presenta i propri ballerini.

Il primo è FRANCO CORSI. È originario di Carrara e vanta nel proprio curriculum esperienze importanti con grandi compagnie tra le quali ne citiamo una su tutte, l’Ensemble di Micha van Hoecke,  ma anche all’estero dove si è formato a Parigi, Bruxelles, New York ed al Tanztheatre Wuppertal con Pina Bausch. Nasce ballerino, ma negli anni sempre di più si è cimentato come coreografo vincendo numerosi premi. 

 Da gennaio 2016 è alla White Cloud Opera per lavorare alla prossima produzione, “Bolero” che avrà la coreografia di Juliu Horvath. Lo incontriamo alla fine di una prova.

Hai danzato in più occasioni e con compagnie diverse. Che sensazione ti provoca questa nuova esperienza con la White Cloud Opera?

Nella mia carriera artistica ho avuto occasione di far parte di compagnie di danza importanti sia in Italia che all’estero, ho danzato il repertorio classico, quello contemporaneo e ritrovarsi a lavorare in questa compagnia, per un progetto tanto importante, per me è una ulteriore occasione di crescita artistica! Questo ‘Bolero’ che ha la coreografia di Horvath  è uno spettacolo di alto valore: vario, denso di significati, un atto unico che racchiude molti quadri diversi dove noi artisti possiamo esprimere al meglio le nostre capacità sia come danzatori che come persone. ‘Bolero’è un crescendo di emozioni, personalmente faccio parte di alcuni quadri particolari, all’inizio vivo una dimensione di meditazione (Fiore di Loto) in cui l’essere vivente cerca di elevarsi spiritualmente verso il divino, nella seconda parte danzo un passo a due che figurativamente descrive due entità, due spiriti tipo’elfi nel bosco’ che giocano fra loro, si scoprono e, con l’avvento di una entità superiore, diventano un trio pieno di pathos emotivo. In questa seconda parte dello spettacolo il Maestro Horvath ci ha voluto lasciare liberi di sperimentare noi stessi, ciò che di Vero, Autentico e Bello volevamo portare in scena”.

Se dovessi descrivere il lavoro che stai facendo con la White Cloud Opera,  come lo descriveresti?

Ho la sensazione di vivere come i danzatori del secolo scorso che studiavano tutti i giorni con Martha Graham. Mi sento un ‘privilegiato’. C’è grande sintonia nella compagnia creata da Pietro Gagliardi e questo è molto stimolante. Provando tutti insieme sono arrivato a capire molte cose di me che non conoscevo, sia dal punto di vista fisico che spirituale!

La parola Gyrotonic che significato ha per te?

Gyrotonic per me significa innanzitutto benessero psicofisico. Questa tecnica mi ha salvato da una brutta situazione scapolare al termine di una lunga tournée all’estero. Devo ringraziare questa tecnica e la persona che me l’ha fatta conoscere (Stefano Capitani, un altro danzatore della WCO) se ora ho degli strumenti che mi permettono di esplorare nuovi orizzonti e di prefiggermi nuove conquiste!