Michela Galdi

Ha lavorato in teatro e al cinema come danzatrice e mimo in produzioni importanti con registi come Franco Zeffirelli, Hugo de Ana, Henning Brockhaus. Ha danzato in “Nostalgia” di Artemide Modiglian (Teatro Olimpico di Roma) e in “Quattro passaggeri più uno” di Marion Nunez. Ha collaborato con Miscro Dance Company di Elena Gonzalez, con Gaby Ford e con la Kitomb Company (Danza Acrobatica). Nel 1996 ha avuto piccole esperienze cinematografiche come danzatrice in “La Leggenda del Pianista sull’ Oceano” di Tornatore, “Amore nello Specchio” di  Maira, “Musiche per Vecchi Animali” di Stefano Benni e “Masaniello”.

Tante esperienze lavorative importanti, ma questo “Bolero” firmato da Juliu Horvath con la direzione artistica di Pietro Gagliardi come lo racconteresti?

Il mio incontro con Pietro è avvenuto per caso. Volevo fare Gyrotonic e una amica mi consigliò di andare da Pietro. Mi bastò fare una sola lezione per rimanere entusiasta. Dopo tre anni fu proprio Pietro a propormi di intraprendere il percorso di trainer e io accettai con gioia. Per una danzatrice è importantissimo fare Gyrotonic permette di conoscere le proprie capacità e prendere coscienza dei propri limiti. Entrambi gli incontri sia con Pietro che con Horvath sono stati decisivi e significanti.

Sei trainer di Gyrokinesis e Gyrotonic. Se dovessi convincere qualcuno a fare una seduta di Gyrotonic che cosa gli diresti?

Il mio rapporto con questa disciplina è forte e profondo e mi ha dato tantissimo sia a livello di forza fisica che mentale. Ti fa scoprire che cosa significa muoversi. Prova e vedrai che non dico sciocchezze.

Quali sono le tue passioni oltre la danza e il gyrotonic che immagino occupino molte ore della tua giornata?

Le mie passioni? Mi piace creare gioielli con perline e fili di rame, mi piace cucire.  Se potessi farei del volontariato per i cani. Ma finora non ho trovato il tempo necessario per farlo. E infine mi piace pattinare e nuotare. Insomma ho molte passioni.

Ognuno di voi nel "Bolero" cura una piccola coreografia. Mi racconti la tua e mi dici a che cosa si ispira?

La mia coreografia si è andata sviluppando poco a poco. Si ispira al mondo femminile nelle sue sfaccettature: alla madre terra, al mio interiore femminile.

Se dovessi definire questo "Bolero" con una parola quale sceglieresti?

Lo definirei la forza della vita.


Alessio Giannachi

Il suo nome è Alessio Giannachi. Nasce a Roma dove studia danze latino americane a livello agonistico oltre che danza classica. Nel 2010 l’incontro con la coreografa di Bollywood, Ambili Abraham gli apre un nuovo orizzonte artistico, quello della danza cinematografica indiana. Entra così a far parte della compagnia Bollymasala Dance Company della quale fa parte tuttora partecipando a numerosi festival e programmi televisivi. La collaborazione con Ambili Abraham lo avvicina anche alla danza classica dell’India del Sud (Bharatana Tyam).

Incontriamo Alessio in una pausa delle prove della compagnia White Cloud Opera e la domanda nasce spontanea.

Che cosa ti ha fatto appassionare alla danza cinematografica indiana?

Questa passione è nata dopo l'incontro con la famosa coreografa di Bollywood Ambili Abraham. La danza del cinema indiano è una miscela esplosiva di stili diversi (classico indiano, folk indiano, ed elementi contemporanei) che richiede  una grande versatilità, musicalità, ed energia su ritmi veloci. Sono stato sempre un ballerino energico e veloce e allo stesso tempo amante della tecnica e della precisione.
Inoltre c'è una cura totale della recitazione e dell'espressivita. Molto più che nella danza occidentale. Questo mi ha affascinato molto e anche arricchito  come danzatore

Ora fai parte della WCO e stai lavorando al "Bolero" di Juliu Horvath. Qualcosa di molto diverso?

Il Bolero è sicuramente una esperienza diversa da quella che ho fatto fino ad oggi.
Sto esplorando nuovi concetti di movimento, ma è anche molto importante il confronto che sto avendo con artisti e danzatori di stili molto diversi dal mio.  Studiare e lavorare con Juliu Horvat, poi, è veramente una esperienza speciale.

Il Gyrotonic ha qualcosa in comune con la danza cinematografica indiana?

Di per sé non hanno molto in comune, ma  per me sia la Danza che il Gyrotonic sono forme di meditazione. In questo senso hanno molto in comune. E la meditazione in fondo non è altro che essere presenti nel qui ed ora, ed è proprio lo stato che raggiungo danzando o allenandomi con la Gyrokinesis e il Gyrotonic.

Come hai conosciuto Pietro Gagliardi ed Elisabetta Carnevale?

Li ho conosciuti durante la mia formazione nel Gyrotonic. Sono stati fondamentali e posso ritenermi fortunato di poter continuare ad apprendere da loro che sono tra i più preparati al mondo

Come stai vivendo la preparazione di questo "Bolero"?

Con grande entusiasmo. E anche voglia di dare il massimo per stupirmi e stupire.


Martina Scotti

 

Martina Scotti nasce danzatrice classica, ma molto presto si avvicina al Gyrotonic se ne appassiona e ne diventa Trainer. Ora è tra quei giovani artisti che sono entrati a far parte della White Cloud Opera, compagnia creata da Pietro Gagliardi che debutterà  in anteprima europea al Teatro Olimpico, il 21 e 22 settembre, nel “Bolero” coreografato da Juliu Horvath. Incontriamo Martina in una pausa delle prove.

Mi racconti com'è avvenuto l’incontro con il Gyrotonic?

Fin dall'età di 5 anni ho sempre dovuto conciliare scuola e danza, una grande passione che mia madre mi ha fatto coltivare sin dalla tenera età. Nell’infanzia e nell’adolescenza ho trascorso più tempo in sala di danza che in qualsiasi altro posto. Tutto questo sforzo fisico mi ha causato un problema muscolare e così ho scoperto il Gyrotonic, che mi ha portato in poco tempo alla risoluzione del problema. C'è da dire, però, che per me il Gyrotonic  ha significato molto di più. Mi ha permesso di conoscere veramente a fondo il mio corpo e le mie potenzialità. Mi ha aiutato ad accettare e migliorare i miei difetti. 

Ma soprattutto ha cambiato la mia percezione del movimento e il significato che per me ha il lavoro del corpo. Mentre tutti i ballerini tendono a voler strafare e ad usare tanta forza per ogni singolo movimento, il Gyrotonic insegna che con il minimo sforzo si può ottenere il massimo risultato, basta andare nella direzione giusta.

Gyrotonic e Danza, Danza e Gyrotonic: quanto è forte il legame?

Si tratta di due discipline complementari, direi addirittura sinergiche. Un danzatore, essendo abituato a lavorare su se stesso, ha una forte consapevolezza del proprio corpo e una sensibilità propriocettiva molto acuta. Questa condizione se da un lato facilita il ballerino ad imparare in tempi brevi i movimenti del Gyrotonic, dall'altro lo spiazza perché si ritrova di fronte ad una qualità di movimento molto più naturale e che non tende all'esaltazione. Ho constatato, anche in base alla mia personale esperienza, che unendo il Gyrotonic allo studio della danza si può raggiungere un vero equilibrio.

Un'altra cosa molto importante è che se la danza impone degli standard nell'esecuzione dei vari movimenti, la pratica del Gyrotonic permette di adattare questi standard alla propria predisposizione fisica così che ognuno riesca a vivere con più serenità quelli che in genere vengono chiamati "difetti".

Personalmente sono anche arrivata alla conclusione che in entrambe le discipline la passione fa la differenza.

In settembre, al Teatro Olimpico ci sarà l'anteprima italiana del 'Bolero’ firmato da Juliu Horvath e prodotto dalla White Cloud Opera. Tu sei in compagnia. Com'è questa esperienza?

Tempo fa, Pietro Gagliardi mi ha detto una cosa che non dimenticherò mai:"la vita va affrontata con LEGGEREZZA e AMORE". Secondo il mio parere non ci sono aggettivi migliori per descrivere lo spirito e il clima all'interno della White Cloud Opera. Lavoriamo tutti con grande impegno, ma, soprattutto, ciò che si percepisce dall'interno e che vorremmo trasmettere all'esterno, è l'amore per quello che facciamo. Abbiamo tutti una gran voglia di migliorare insieme e lavorare così è davvero stimolante.

Sono davvero felice di partecipare a questo progetto così importante.

Se dovessi spiegare l'emozione che ti trasmette danzare, che diresti?

È davvero difficile descriverlo a parole. Libertà è la prima parola che mi viene in mente. Quando danzo mi sento libera di poter essere in qualsiasi luogo, libera di poter trasmettere qualsiasi emozione, libera da ogni problema che la vita ti pone davanti. L'emozione di "mettersi a nudo" di fronte ad un pubblico che ha la possibilità di guardarti dentro e vedere ciò che tu sei e che provi è indescrivibile.

A volte il cuore mi batte talmente forte che sembra quasi voglia uscire dal petto. Quando danzo sento che allo stesso tempo escono allo scoperto la parte migliore e la parte peggiore di me.  La danza mi ha accompagnata fino ad oggi e non riesco ad immaginare una vita senza danza.


Rosalba Ferrante

Ha 24 anni,  la danza è stata sempre la sua grande passione, tant'è che si è diplomata in  classica e contemporanea e ha studiato danza di carattere. Per caso ha conosciuto il Gyrotonic e ci si è appassionata al punto da decidere di diventare trainer. Il suo nome è Rosalba Ferrante ed è entrata nella compagnia WCO al suo nascere.

Danza e Gyrotonic: due facce della stessa medaglia?

In un certo senso sì, o almeno per me è così. È ovvio, in entrambi i casi si lavora con il corpo. Ma è importante comprendere come viene svolto questo lavoro. Il ballerino ha sicuramente una percezione del proprio fisico diversa da chiunque altro, ma questa percezione ha anche molti limiti che con la danza non si riescono a superare, limiti creati da errori che a volte non si riescono a correggere. Il Gyrotonic ti permette di prendere coscienza di tutto questo e tanto altro, e quindi,  quando questo accade, come danzatore sfrutti al meglio le tue possibilità, e come trainer trasmetti tutto ciò con maggiore consapevolezza, proprio perché l'hai provato prima di tutto su te stesso.

Il "Bolero" di Horvath è sicuramente diverso dagli altri, che cosa ti colpisce di questa coreografia e che cosa colpirà secondo te il pubblico?
 
La poliedricità. Credo che lo spettacolo sia un'esaltazione della diversità: ognuno ha la sua storia, ha un suo stile ed è arrivato al Gyrotonic facendo un percorso proprio.  Il punto di incontro è il Gyrotonic. Ma anche questo è vissuto con grande diversità: ognuno sente il movimento in modo proprio e lo trasmette in maniera appunto diversa.

Il collante che ci unisce sta nel fatto che crediamo in quello che facciamo, crediamo nel Gyrotonic e in questo progetto. E sono convinta sia importante che arrivi questo al pubblico

Se dovessi spiegare cosa significa essere trainer di Gyrotonic che diresti?

Direi che è uno scambio continuo. Insegnare non è solo dare, ma soprattutto ricevere, e questo avviene non solo nel momento della lezione vera e propria, ma anche e prima  con gli altri trainer. Le caratteristiche di ognuno possono trasformarsi in uno spunto per migliorare, approfondire e crescere. È sempre il discorso della diversità da cui si può imparare tanto per se stessi e per gli altri.

Si danza per passione, ma secondo te anche il Gyrotonic si fa per passione?

Sì certo, anzi direi quasi che il Gyrotonic sostiene la passione per la danza. Può accadere che la danza diventi un'ossessione e quindi come tutte le esasperazioni risulti anche deleteria e dannosa. La ricerca della perfezione e la competizione che c'è dietro possono rischiare a volte di confondere e far perdere di vista qual è la ragione per cui si è iniziato a danzare e soprattutto qual è quella per cui non si smette.
 
Tutto ciò ovviamente si traduce in un malessere del corpo e della mente. Il Gyrotonic aiuta a ritrovare l'equilibrio e a vedere di nuovo la passione, quel sentimento iniziale perduto.  E così il corpo si muove con consapevolezza, ma prima di tutto per il piacere di stare bene con se stessi e non per il dovere di dimostrare qualcosa a qualcuno.

Mi racconti la tua esperienza all'interno della White Cloud Opera?
 
Senza dubbio una scoperta. È molto interessante e formativo avere a che fare con un progetto così innovativo, e soprattutto è molto stimolante assistere e partecipare all'entusiasmo di quelli che ci lavorano, prima di tutto quello di Pietro. È stato lui infatti a coinvolgermi nella compagnia, e già soltanto parlandomene è riuscito a trasmettermi quest'energia, il desiderio di realizzare qualcosa di veramente diverso e soprattutto la certezza di poterci riuscire.
 
E quindi, oltre a tutto questo, sono anche molto curiosa di vedere dove si spingerà il nostro potenziale: il bello di questo progetto sta proprio nel non avere alcun traguardo conclusivo, ma solo un lungo viaggio di ricerca e scoperta.


Stefano Capitani

 

Si chiama Stefano Capitani, nasce a Roma, ma cresce in Sicilia dove studia danza sportiva, classica e tango. A 17 anni viene selezionato per entrare nella Scuola del Teatro dell’Opera di Roma e dopo  un anno vince una borsa di studio all’Academie de Danse Classique Princesse Grace di Montecarlo.

Tornato in Italia, si perfeziona con Boris Tonin Nikitsch, uno degli ultimi allievi in vita del grande Nijiskij e poi comincia la sua ascesa che lo porta a partecipare a numerose tipologie di spettacolo: dal balletto al musical, fino ad approdare alla WCO, al termine di una lunga tournée con “Napoletango” di Giancarlo Sepe.

Che cosa ti ha affascinato inizialmente del Gyrotonic?

L'approccio dolce e la rapidità del beneficio.

Nel tuo curriculum scrivi che sono tre i concetti fondamentali a cui hai imparato a fare riferimento: verità, bellezza e armonia. Perché questi tre?

Perchè tutto in natura fa riferimento a questi concetti. Un esempio lampante di "bellezza e armonia" viene regolato dalla sequenza di Fibonacci, che ritroviamo nella conchiglia di un Nautilus, nella disposizione dei petali di un fiore, o nella forma di una pigna. Non è questa una lampante "verità"?

Prima di cominciare a lavorare con la WCO hai fatto una bellissima tournèe teatrale prendendo parte allo spettacolo “Napoletango”. Quanto influisce questa esperienza sul lavoro che stai facendo ora?

Per me è stata una tappa fondamentale, dal punto di vista professionale perché  mi ha permesso sia di calcare i palcoscenici dei più importanti teatri italiani ed esteri, sia perchè mi ha dato la possibilità di partecipare a una manifestazione internazionale come il Napoli Teatro Festival Italia. Dal punto di vista artistico invece ha totalmente stravolto la mia forma mentis e il mio modo di fare arte e spettacolo. La danza ti insegna rigore e canoni estetici ben precisi.  Prendere parte a  “Napoletango”, e lavorare con Giancarlo Sepe, mi ha fatto intraprendere un lungo percorso di destrutturazione del movimento e di rivalutazione di ciò che è bello. E' in questo momento della mia vita che comincio a prendere consapevolezza del binomio: naturale significa bello. Per la prima volta mi sento totalmente libero, perché  non sono io a dovermi piegare ai canoni estetici della danza, ma  assecondo i canoni estetici riscritti dall'espressività spontanea e naturale dei miei movimenti.

Parliamo del “Bolero” al quale state lavorando!

E' uno spettacolo sicuramente diverso, ma dentro “Bolero” ritrovo parecchi elementi che hanno fatto parte della mia storia artistica, quasi come a chiudere un cerchio, un ciclo. Prima di tutto i tre concetti fondamentali: per la creazione dello spettacolo Juliu Horvath ha riproposto esattamente i concetti base che mi accompagnano ormai da un po': verità, bellezza, armonia, appunto.  La grande differenza con “Napoletango”  è la reintegrazione dei canoni estetici, ma sotto un'altra forma. Qui il virtuosismo non sta nel raggiungere una posa perfetta, ciò che rende virtuoso lo spettacolo è la perfezione del movimento che si sviluppa tra una posa e l'altra.

Se dovessi dare un consiglio a un giovane artista che sta cominciando la carriera che cosa gli diresti?

Gli direi che la più grande dote a cui aspirare è l'equilibrio. Gli direi: sii aperto a ciò che vedi, a ciò che ascolti, accetta i consigli e la guida dei molti maestri che incontrerai. Impara la tecnica e i trucchi del mestiere di chi ti ha preceduto, ma ad un certo punto vai oltre. Non perdere mai di vista te stesso, cerca sempre te stesso. Solo così manterrai la tua integrità, non sarai la copia di nessuno, sarai un artista e non un semplice esecutore.


Marta Garzia

La sua prima, grande passione è stata la ginnastica ritmica che ha praticato a livello nazionale. Nel 2000 ha conosciuto il Gyrotonic in seguito ad un incidente e da allora non se ne è più allontanata. Il suo nome è Marta Garzia e fa parte della compagnia White Cloud Opera.

Ti sei avvicinata al Gyrotonic dopo un infortunio. Come ricordi quel momento?

La prima volta che sono entrata al White Cloud Studio avevo 11 anni e le mie giornate erano scandite da allenamenti dai ritmi molto elevati. Iniziando a lavorare con Pietro ho avuto subito una sensazione di pace e benessere. Mi sentivo come sospesa su una nuvola. Rimasi subito sorpresa da come attraverso la respirazione ed un approccio al movimento più "rilassante" si potevano ottenere immediatamente dei grandi risultati. È stata pura magia.

Per anni, però, hai praticato ginnastica ritmica a livello agonistico. Non rimpiangi quel periodo?

Non ho rimpianti di quel periodo ma solo un bellissimo ricordo che mi riempie il cuore di gioia. Il distacco è stato difficile e doloroso dopo tanti anni, ma allo stesso tempo ho chiuso quel capitolo con grande serenità e consapevolezza. Sarò sempre grata a questo sport, poiché è stata la ginnastica che mi ha fatto avvicinare al Gyrotonic, che ora è parte integrante della mia vita.

Ora anche tu sei impegnata nella preparazione del 'Bolero'. Mi racconti questa esperienza?

La preparazione del Bolero è una centrifuga di emozioni. Ci stiamo impegnando molto nella ricerca sempre più sofisticata dell'essenza del movimento e questo è straordinario. Ci divertiamo molto e questo è un aspetto rilevante, perché ritengo che l'armonia che c'è fra di noi emergerà anche in scena e renderà il nostro spettacolo ancora più prezioso.

Il tutto è coronato dall'impagabile contatto diretto che abbiamo con Horvath, che ogni volta ci nutre e ci invoglia a ricercare sempre più le possibilità che il nostro corpo e la nostra anima hanno.

Che cosa ti dà questa esperienza per il futuro?

Immagino questa esperienza come un dipinto pieno di luce e colori che nel futuro diventerà sempre più carico di dettagli e preziosismi. Lo spettatore così potrà ammirare, soffermarsi e perdersi davanti ad esso; conoscere e riconoscere l'unicità e la potenza del Gyrotonic.
 

Se dovessi convincere qualcuno a praticare Gyrotonic o Gyrokinesis, che cosa gli diresti?

Gli direi che nella Gyrokinesis e nel Gyrotonic è racchiusa l'essenza del benessere psicofisico e che a prescindere da chi siamo, tutti possiamo trovare in questa disciplina un beneficio straordinario e delle grandi soddisfazioni.

Entra nel nostro quotidiano senza che ce ne rendiamo conto e migliora senza dubbio la qualità della vita, semplicemente attraverso il movimento.


Daniele Toti

 

E' danzatore e coreografo, e ha lavorato con registi e coreografi come Cesare Scartoni, Alessia Gatta, Marisa Ragazzo e Omid Ighani ed anche con Enzo Celli. Dal 2014 Daniele Toti ha scelto di fare il danzatore free lance e dall'inizio del 2015 è entrato a far parte della White Cloud Opera. 

Com’è avvenuto questo incontro? 

Come succede spesso in questi casi, l’incontro con la WCO, e soprattutto con Pietro ed Elisabetta, è avvenuto casualmente, o forse è meglio dire “naturalmente”. Alcuni pensano che nulla sia lasciato al caso e che ogni cosa debba seguire un proprio corso, una traiettoria prestabilita.  Anche io sono di questo parere.

Ho cominciato a seguire le lezioni di Gyrokinesis di Pietro Gagliardi dopo che alla mia compagnia venne offerta la possibilità di entrare a far parte del cast della WCO. Mi sono innamorato subito di questo progetto e credo che il destino abbia voluto che ciò accadesse.
 

Dal tuo curriculum emerge che, a differenza di altri componenti della WCO,  non sei trainer di Gyrotonic e di Gyrokinesis. Ma conoscevi già le discipline create da Horvath?

Mi sono imbattuto nella Gyrokinesis per caso, grazie ad una collega e da subito ne sono  rimasto affascinato. In un secondo momento ho approfondito il Gyrotonic. Ad oggi credo che se tutti praticassero queste discipline si raggiungerebbe un benessere psicofisico tale che migliorerebbe notevolmente la qualità della vita.

Lavorare sul proprio corpo a livello così profondo aiuta anche la mente. Con la Gyrokinesis e il Gyrotonic ho scoperto che l’essere umano non ha limiti, gli unici limiti sono dovuti alle barriere mentali che ci imponiamo.

Hai lavorato con altre compagnie importanti e soprattutto all'estero, quale emozione ti sta dando la WCO?

La compagnia con cui lavoro da diversi anni è diventata per me una seconda famiglia. Questo è dovuto sia alle centinaia di ore passate insieme, sia all’affiatamento che si è creato tra noi danzatori.

La cosa che mi ha stupito è che la WCO viaggia sulla stessa traiettoria: ho ritrovato un gruppo di colleghi provenienti da diverse realtà che si uniformano per creare uno stile unico, “vero”. Ognuno porta in sala il proprio background che viene poi condiviso in un linguaggio comune: la Gyrokinesis e il Gyrotonic. Questo mi da un continuo stimolo e grande possibilità di crescita. Non vedo l’ora di condividere l’esperienza con i miei compagni a New York, perché sono sicuro che rafforzerà la nostra alchimia.

Se dovessi raccontare il "Bolero" di Juliu Horvath e il modo in cui lo state preparando, che cosa diresti?

Per prima cosa direi che lavorare a stretto contatto con Juliu non può che rendermi onorato. Raccontare di come lo spettacolo si stia pian piano costruendo non è facile, soprattutto perché riguarda una storia delicatissima: la storia di Juliu Horvath. Ciò che caratterizzerà lo spettacolo sarà l’incredibile varietà di stili e persone, ognuno, infatti, avrà l’arduo compito di raccontare la propria versione del “Bolero”. Elisabetta e Pietro sono straordinari nel trasmetterci tanta energia. Provare con  Horvath, invece, è molto particolare: lui si esprime anche senza battere ciglio. Vederlo all’opera è veramente emozionante.  Lo spettacolo sta nascendo da un insieme di energie che si uniscono fino a dar vita ad un’idea.  
 

Che cosa è per te danzare?
E’ una domanda difficile per un danzatore. Cercherò di rispondere al meglio. Spesso mi sento dire che chi fa il ballerino sviluppa una certa freddezza nei confronti di questa professione. Non c’è nulla di più errato. E la prova sta nel fatto che sto male quando non riesco ad andare a lezione. Danzare per me è una necessità. Non si può decidere di iniziare come non si può decidere di smettere, è un po’ come respirare


Sara Di Blasi

E’ trainer di Gyrotonic e Gyrokinesis. Ha studiato danza spaziando fino all’hip hop e al modern contemporary. Si è laureata in Scienze Umanistiche con indirizzo Arti e Scienze dello spettacolo con una tesi sul “Movimento della danza nelle varie opere scultoree e pittoriche del ‘900”. Si chiama Sara Di Blasi e anche lei fa parte della White Cloud Opera.

Ti sei avvicinata al Gyrotonic dopo un incidente stradale. Ti ricordi la tua prima lezione? 

Si. Ricordo benissimo che la mia prima lezione di Gyrotonic avvenne dopo un lungo periodo di fisioterapia della quale rimasi delusa perché non portò risultati efficaci per la mia riabilitazione post incidente.

Avevo sentito parlare del Gyrotonic da alcuni amici ballerini e, incuriosita dai loro racconti, decisi di provare.

La sensazione più bella che ricordo è la semplicità con la quale tutto il mio  corpo  ricominciò a muoversi da subito, in completa armonia e senza alcun dolore.

Questo è stato l' inizio di un percorso che mi ha portato ad amare e a credere in questa disciplina  tanto da decidere di praticarla e in seguito di diventare Trainer.

Se dovessi descrivere il benessere che regalano Gyrotonic e Gyrokinesis come lo racconteresti?

Lo descriverei come un benessere globale fisico-psichico. Infatti il Gyrotonic e la Gyrokinesis, attraverso la tridimensionalità degli esercizi e dei movimenti, garantiscono   il miglioramento e la flessibilità del tono muscolare, delle articolazioni, della postura, della coordinazione e delle capacità respiratorie, ma anche la percezione profonda di se stessi e del proprio mondo interiore.

La Compagnia White Cloud Opera è ormai al lavoro da mesi nelle prove del 'Bolero'. Mi racconti questa esperienza?

E' un'esperienza affascinante e gratificante perché realizza la piena fusione tra l' armonia del Gyrotonic e l' armonia dell' arte della danza.

Inoltre l' eterogeneità delle esperienze artistiche dei componenti del gruppo rende lo spettacolo unico nel suo genere.

In questi mesi di prove l' opportunità di lavorare a stretto contatto con Jiuliu Horvath ha permesso al gruppo di raggiungere una grande consapevolezza della profondità e vera essenza dei movimenti sia nelle sequenze di Gyrokinesis sia nelle coreografie.

Facciamo un piccolo gioco: se dovessi abbinare una emozione alla parola danza. Quale potrebbe essere?
 
La prima emozione che mi viene in mente è quella della "sorpresa": la sorpresa dell' infinta possibilità di espressione di un corpo danzante e della verità, bellezza e armonia dei suoi movimenti.


Martina Malvasi

Conosciamo Martina Malvasi che dal 2011 è entrata a far parte della White Cloud Opera. Trainer di Gyrokinesis e di Gyrotonic, prima ancora si è formata al Laban Center di Londra.

Come sei arrivata dalla danza al Gyrotonic?

E’ un passaggio che è avvenuto due volte in due fasi della mia vita. La prima volta avevo circa sedici anni, la mia insegnante di danza mi consigliò di cominciare ad affiancare alle lezioni di danza il Gyrotonic poiché la mia muscolatura si stava sviluppando molto in potenza, ma poco in elasticità e allungamento. Dopo qualche lezione già riuscivo a sentire nuove sensazioni ben più profonde nel movimento, avevo molto più controllo ed equilibrio oltre ad una migliorata elasticità e consapevolezza della profondità e dell’origine di un movimento.

Il ritorno al Gyrotonic dalla danza è avvenuto qualche anno dopo, quando a seguito di un infortunio alla colonna vertebrale, ho dovuto rieducare il mio corpo alla giusta postura, rafforzarlo e soprattutto ritrovare la fiducia e perdere la paura di sentire di nuovo il dolore. In quel momento ho imparato veramente ad ascoltare il corpo.
 

Mi racconti la tua esperienza con la White Cloud Opera?

Ero tornata da poco da Londra, avevo deciso di intraprendere il mio percorso nel Gyrotonic e diventare Trainer ma, nonostante i grandi miglioramenti, vivevo comunque nella paura che l’infortunio alla schiena potesse tornare a farsi sentire. Grazie alla White Cloud Opera, alle persone che mi hanno accolto e supportato in questo progetto, sono tornata a danzare senza il timore del dolore passato e sono tornata ad apprezzare la libertà di movimento che un corpo consapevole può raggiungere.

Horvath è l'inventore del Gyrotonic, Gagliardi colui che ha reso questo metodo famoso in Italia. Com'è stato l'incontro con loro?

Incontrai Pietro per la prima volta quando avevo sedici anni e rimasi subito colpita dal carisma del maestro e dalla sua capacità di “leggere” i corpi e le persone, me compresa. Nel movimento riesce a cogliere le strutture difensive che un corpo assume e a trovare la chiave per poterle aprire ed indagare. Mi ha insegnato l’importanza di imparare a notare e comprendere l’intelligenza dei corpi e la verità del movimento, a saper aspettare ascoltare e rispettare il corpo.

Horvath è stato per me una sorpresa, è come trovarsi a fianco ad un’emozione pura, una grande e sincera energia pronta ad accogliere chi la cerca. Se lui è in sala si percepisce anche ad occhi chiusi.

Che emozioni ti sta trasmettendo questo 'Bolero' al quale state lavorando?

Poter lavorare con Horvath è sicuramente un grande privilegio, i consigli che da e le parole che sceglie guidano il corpo fino a raggiungere limiti che sembravano ben più lontani. Riesce a far sembrare tutto semplice e chiaro. Apprezzo molto l’eterogeneità del gruppo, proveniamo da percorsi molto diversi ma tutti uniti nel comune linguaggio del Gyrotonic e ognuno di noi nel “Bolero” riesce ad esprimere la propria particolarità.
 

Se dovessi definire il Gyrotonic con una parola quale useresti?

Credo che “consapevolezza” sia una parola che possa aiutare a definire il Gyrotonic; consapevolezza del proprio corpo, del movimento, delle proprie possibilità, e di se stessi. E’ un allenamento che ti pone di fronte alle sensazioni del corpo più vere, ti guida e ti porta verso una profonda ricerca interiore.


Franco Corsi

La White Cloud Opera in vista del suo prossimo spettacolo,  presenta i propri ballerini.

Il primo è FRANCO CORSI. È originario di Carrara e vanta nel proprio curriculum esperienze importanti con grandi compagnie tra le quali ne citiamo una su tutte, l’Ensemble di Micha van Hoecke,  ma anche all’estero dove si è formato a Parigi, Bruxelles, New York ed al Tanztheatre Wuppertal con Pina Bausch. Nasce ballerino, ma negli anni sempre di più si è cimentato come coreografo vincendo numerosi premi.  

 Da gennaio 2016 è alla White Cloud Opera per lavorare alla prossima produzione, “Bolero” che avrà la coreografia di Juliu Horvath. Lo incontriamo alla fine di una prova.

Hai danzato in più occasioni e con compagnie diverse. Che sensazione ti provoca questa nuova esperienza con la White Cloud Opera?

Nella mia carriera artistica ho avuto occasione di far parte di compagnie di danza importanti sia in Italia che all’estero, ho danzato il repertorio classico, quello contemporaneo e ritrovarsi a lavorare in questa compagnia, per un progetto tanto importante, per me è una ulteriore occasione di crescita artistica! Questo ‘Bolero’ che ha la coreografia di Horvath  è uno spettacolo di alto valore: vario, denso di significati, un atto unico che racchiude molti quadri diversi dove noi artisti possiamo esprimere al meglio le nostre capacità sia come danzatori che come persone. ‘Bolero’è un crescendo di emozioni, personalmente faccio parte di alcuni quadri particolari, all’inizio vivo una dimensione di meditazione (Fiore di Loto) in cui l’essere vivente cerca di elevarsi spiritualmente verso il divino, nella seconda parte danzo un passo a due che figurativamente descrive due entità, due spiriti tipo’elfi nel bosco’ che giocano fra loro, si scoprono e, con l’avvento di una entità superiore, diventano un trio pieno di pathos emotivo. In questa seconda parte dello spettacolo il Maestro Horvath ci ha voluto lasciare liberi di sperimentare noi stessi, ciò che di Vero, Autentico e Bello volevamo portare in scena”.

Se dovessi descrivere il lavoro che stai facendo con la White Cloud Opera,  come lo descriveresti?

Ho la sensazione di vivere come i danzatori del secolo scorso che studiavano tutti i giorni con Martha Graham. Mi sento un ‘privilegiato’. C’è grande sintonia nella compagnia creata da Pietro Gagliardi e questo è molto stimolante. Provando tutti insieme sono arrivato a capire molte cose di me che non conoscevo, sia dal punto di vista fisico che spirituale!

La parola Gyrotonic che significato ha per te?

Gyrotonic per me significa innanzitutto benessero psicofisico. Questa tecnica mi ha salvato da una brutta situazione scapolare al termine di una lunga tournée all’estero. Devo ringraziare questa tecnica e la persona che me l’ha fatta conoscere (Stefano Capitani, un altro danzatore della WCO) se ora ho degli strumenti che mi permettono di esplorare nuovi orizzonti e di prefiggermi nuove conquiste!